SCUSI, LEI E' UN LEADER?
PERCHE', NON SI VEDE?


Profili di Leadership ripescati dalla penna nel cuore e filtrati dal senno del poi


Franco rivisita nella memoria i personagqi che durante la sua prima stagione lavorativa, dopo la scuola, sono stati i suoi capi gerarchici e formula alcune riflessioni ispirate dalla lunga presenza in campo, come formatore di nuovi manager.

L’ISPETTORE (prima puntata)

La notizia era ormai certa: sarebbe arrivato, di lì a qualche giorno, un Ispettore della Direzione Generale per una verifica alla nostra Succursale.

Ricordo perfettamente l'attimo in cui ne presi consapevolezza.
Ero in autobus pigiato fra la gente, e mi sentivo molto solo.
La mia carriera all'interno della Succursale era iniziata, lo zio Teodoro ne era rimasto contento, ma io mi sentivo solo e impaurito davanti ai nuovi problemi di lavoro.

Quel mattino, alla normale sensazione di smarrimento che mi assaliva regolarmente quando scendevo dall'autobus e attraversavo la via congestionata dal traffico per raggiungere l’ingresso della Succursale, si aggiunse quel pensiero fisso: l'Ispettore.

Ma chi era costui?
In fondo un ispettore fa solo il suo lavoro, non mangia nessuno...
(mi avrebbero rassicurato mia madre e mia zia)

Il loro ragionamento semplice e naturale quel mattino, però, non mi bastava.
Ero certo che sarebbe venuto proprio LUI: lo spietato -come lo chiamavano i miei colleghi-; quello che tutti temevano e disprezzavano; ecco perché il buon senso della mamma e della zia non bastavano a rendermi tranquillo.

Con un cenno del capo salutai il portiere che, come al solito, si sbracciò dalla guardiola per ricambiare il mio saluto; aveva un'energia quell'omino...; compresi in seguito che a renderlo così vivace erano i contatti umani che intratteneva con le persone più disparate a causa della sua professione: insomma, il portiere era un vero Public Relation Man,  questa era la sua forza rispetto al ragioniere dai denti gialli che mi aveva assunto qualche anno prima.

Chissà che fine aveva fatto il ragioniere?
In fondo ne avevo un buon ricordo.
Aveva lasciato la Succursale pochi mesi dopo la mia assunzione, epurato -dicevano- nel corso di un'ispezione come quella che avremmo dovuto subire di lì a qualche giorno.

Mi imbucai su per le scale e mi accinsi a tirare fuori la chiave dalla tasca del soprabito blu; ecco quello era un momento in cui mi sentivo importante: possedevo una copia della chiave della Succursale...

Entrai...
Come ogni mattina lanciai uno sguardo verso l'Ufficio del Direttore.
Sicuramente era già arrivato...
Chissà se lui conosceva personalmente l'Ispettore?
Sarebbe stato interessante parlarne insieme, concordare una tattica di comportamento per far fronte comune al "nemico": era un pensiero così bislacco...!

il pensiero che quella pace (era mattino presto e non squillavano ancora i telefoni) sarebbe stata sconvolta da un castigamatti milanese mi mandò ancora più in crisi.

Mi sedetti alla scrivania, misi in funzione la mia mastodontica Olivetti multi qualcosa (calcolatrice elettrica) e iniziai il solito lavoro di statistica.

Nei giorni che seguirono il paesaggio assunse toni fortemente camaleontici.

L'uomo é uno strano animale
Ogni essere umano é diverso da un altro, ma subisce mutamenti nell'atteggiamento a seconda degli ambienti e delle situazioni che incontra...

Com’ era vero...!
L'attesa dell'ispettore rendeva tutti strani e agitati.
L'impiegata "anziana" del mio ufficio, una bionda slavata, trent'anni suonati, occhi chiari senza colore, rossetto e trucco pesanti (com'erano immaturi i miei giudizi di ventiquattrenne presuntuoso...) se ne stava sulle sue: continuava a usare la penna sui registri ordinati come una domestica usa il piumino in una vetrina di cristalli, pensando che lei in fondo aveva la coscienza a posto e non le sarebbe potuto accadere nulla di spiacevole durante l'ispezione: avrebbe mostrato i registri tenuti in bell'ordine e sicuramente l'Ispettore avrebbe ovviato sul fatto dell'arretrato, un arretrato pauroso di documenti da registrare accumulato in anni di fedele e laborioso lavoro: le altre avrebbero dovuto temere, non lei...

Le altre ammiccavano: l'avrebbero smascherata finalmente!
Dietro quella precisione quasi maniacale c'erano molte cose che l'Ispettore avrebbe potuto intuire.
D'accordo, loro erano nuove rispetto a lei, avevano meno esperienza, ma non era poi la fine del mondo quel lavoro: lo avrebbero saputo fare perfino loro...

L'Ufficio da me gestito aveva una porta comunicante (nella Succursale erano parecchie le stanze comunicanti, doveva averla progettata un costruttore di antichi manieri); una porta comunicante con l'ufficio che era stato del ragioniere, quello che mi aveva assunto.

In quel momento della storia l'ex ufficio del ragioniere era occupato dalla signora, un'impiegata quarantenne moglie di un odontotecnico; una donna elettrica  costei, mai satolla di idee, iniziative e, ahimè,  novità e modifiche: aveva cambiato la posizione dei mobili del suo ufficio almeno una decina di volte in quegli anni e ... tentato di cambiare la posizione dei mobili del MIO ufficio almeno un'altra decina di volte.

Donna terribile, efficiente; terribilmente efficiente.
Aveva vinto da poco la sua grande battaglia.
Entrata ragazzina nella Succursale, dopo i primi successi la sua carriera  aveva subito una battuta d'arresto: matrimonio, maternità, invidia anche; ma nella prima maturità il suo cammino nella Succursale era ripreso; matrimonio e maternità non disturbavano più e l'invidia era diventata un problema così familiare da essere facilmente controllabile.

Aveva vinto sull'altra signora, la Segretaria del Direttore, anche lei entrata ragazzina nella Succursale. Quest'ultima però non aveva retto: disturbata e pochissimo valorizzata durante l'ultima ispezione, quella in cui era stato epurato il ragioniere; di conseguenza aveva presentato regolari dimissioni per dedicarsi interamente alla famiglia.

Di signore dunque nella Succursale ne era rimasta soltanto più una, la moglie dell'odontotecnico: elettrica, eccitata, sempre desiderosa di novità.

In quei giorni la sua fibrillazione aveva raggiunto i massimi livelli: entrava e usciva dal mio ufficio tramite la porta comunicante almeno un centinaio di volte al giorno, proponendomi cambiamenti e idee che avrebbero sicuramente suscitato -a suo parere- l'approvazione dell'Ispettore.

Sembrava una cavalletta, vispa e festosa.
Non mi riusciva di starle dietro...
                                                                                                                                                     (continua)

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